Carovana Balcani 24

BALCANI 2024
Dal 13 al 20 luglio
Torino, Padova, Aviano, Bihac, Gradisca, Trieste, Gattatico, Venaus

Caravana Abriendo Fronteras / Carovane Migranti / Action for

Programma

SABATO 13 LUGLIO

Viaggio Torino – Abbazia di Carceri (Padova)

DOMENICA 14 LUGLIO

Mattino – Abbazia di Carceri – incontro guidato da storici e attivisti: la guerra nella ex Jugoslavia, il passato dei Balcani e l’attuale situazione migratoria

Pomeriggio – Padova: incontro con le realtà pacifiste, antagoniste e antimilitariste in preparazione della manifestazione alla base Usaf di Aviano

LUNEDÍ 15 LUGLIO

Mattino – Aviano – presidio alla base statunitense in Italia

Pomeriggio: viaggio Aviano – Bihac (Bosnia)

MARTEDÍ 16 LUGLIO

Mattino – Bihac: incontro con Donne in nero di Belgrado, Zagabria e Bosnia

Pomeriggio – Bihac: incontro con le realtà solidali della rotta balcanica

MERCOLEDÍ 17 LUGLIO

Pomeriggio – viaggio Bihac-Trieste.

GIOVEDÍ 18 LUGLIO

Mattino – Gradisca – presidio al CPR e incontro con realtà che lavorano sul CPR

Pomeriggio – Trieste, Piazza del Mondo. Cena solidale con i migranti

VENERDÍ 19 LUGLIO

Mattino – Trieste – incontro internazionale alla Casa del Popolo

Pomeriggio – Trieste – visita alla Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento nazista in Italia.

SABATO 20 LUGLIO

Mattino -Gattatico (RE) – visita alla casa-museo dei Fratelli Cervi

Pomeriggio – viaggio Gattatico-Torino/Venaus

Abbazia di Carceri (PD)
Bihac (Bosnia)
Trieste – piazza del Mondo

PER SAPERNE DI PIU’ SU CARAVANA MIGRANTES


Manifesto della Caravana 24

Ancora una volta le organizzazioni spagnola e italiana, Caravana Abriendo Fronteras e Carovane Migranti, hanno organizzato un viaggio congiunto per denunciare la violazione dei diritti umani alle frontiere. Questa volta vogliamo rendere visibile ciò che accade sulla rotta balcanica, la “porta di servizio” dell’Unione Europea in un contesto di evidente arretramento per il riconoscimento del diritto d’asilo e dei diritti delle persone in movimento.

La recente approvazione del Patto Europeo per la Migrazione e l’Asilo (PEMA) segna la consolidazione delle necropolitiche delle frontiere. A ciò si aggiunge l’ascesa dell’estrema destra con i suoi discorsi di odio ,di stampo xenofobo, razzista, machista e coloniale; a ciò si aggiunge la crescente militarizzazione di questa Europa immersa nel business delle guerre.

La deriva di un’Europa sempre più disumanizzata rende necessaria la continuità di questa esperienza di denuncia collettiva. La risposta dei governi alla libertà dei popoli in movimento è una geografia del terrore. Quando si discute sul termine adeguato per definire il massacro di Gaza, -genocidio o atti di guerra-, dovremmo considerare che non c’è termine più appropriato di “migranticidio” per definire la strage alle frontiere dell’Occidente.

Lo abbiamo denunciato nella Carovana dello scorso anno, nella tappa a Melilla, in memoria del massacro dei migranti del 24 giugno 2022, poi nel naufragio a Cutro in Italia e nel massacro a Ciudad Juárez in Messico. E successivamente, nel mese di giugno, la morte di oltre seicento persone davanti alle coste di Pylos in Grecia con la complicità della Guardia Costiera.

La storia europea e mondiale è piena di morti annunciate. Non si contano le persone morte e scomparse lungo le rotte nei deserti, nelle giungle, nei mari e nel terribile “gioco” che chi migra intraprende alla fine della rotta dei Balcani.

Questa lunga lista di massacri ci insegna che la risposta dal basso deve essere costruita icon un orizzonte più ampio, condividendo lotte, pratiche e testimonianze dalle rotte. Dobbiamo occupare gli spazi che le istituzioni lasciano deliberatamente vuoti, costruendo lotte e proposte che obblighino queste ultime a procedure certe, dignitose e trasparenti; sull’identificazione, il supporto psicologico ai familiari, la loro presenza nelle diverse fasi del processo giudiziario, nei funerali e nel rimpatrio dei corpi.

Non possiamo rimanere impassibili di fronte a questo arretramento dei Diritti Umani. Il genocidio contro il popolo Palestinese o la guerra in Ucraina, ci ricordano l’Europa che nel 1991 perdeva la sua dignità nella notte della pulizia etnica contro il popolo bosniaco.

Gli spostamenti forzati della popolazione che fuggiva da quelle guerre sono gli stessi di ora, ma l’Unione Europea si è dotata di un labirinto di patti e leggi migratorie per innalzare muri sempre più alti.

Denunciamo l’esternalizzazione delle frontiere che si rafforza con la firma di nuovi accordi con paesi terzi affinché servano da “barriera” in cambio di ingenti somme di denaro.

Qualora imigranti riuscissero comunque ad arrivare, con il PEMA questa Unione Europea sempre più di destra e meno umana, ha creato i cosiddetti “spazi giuridici di non ingresso”;

se una persona migrante è entrata fisicamente nel territorio di un paese europeo, si considererà la “non entrata” fino a quando lo Stato membro in questione non lo autorizzerà. Sarà persino consentita la detenzione per lunghi periodi di famiglie e bambini a partire dai sei anni di età. Quindici Stati membri chiedono di implementare il modello britannico di deportazioni in Ruanda, dispositivi di dubbia legalità che non esiteranno ad applicare se rimaniamo in silenzio.

Se non siamo in grado di imparare dalla storia, se siamo testimoni di un genocidio trasmesso in televisione e assistiamo alla morte dell’Europa dei diritti umani, ci resta almeno la lotta e il grido di “non nel nostro nome”. I valori dell’Europa affondano ancora di più nel fondo dello stesso mare dove perdono la vita migliaia di persone in cerca di rifugio.

Il sistema capitalistico incolpa le persone, sopravvissute alle sue crisi macroeconomiche, geopolitiche e ambientali. Parlano di “solidarietà” e “integrazione”, ma nascondono dietro questi concetti vuoti la segregazione e la criminalizzazione della popolazione lavoratrice migrante, spesso schiavizzata, principalmente nel settore agricolo e dell’assistenza.

Nonostante tutto ciò, le famiglie migranti continuano a sostenere con i loro corpi la nostra economia dei servizi di assistenza, che, quasi tutta al femminile, si realizza in situazioni amministrative irregolari, mentre si porta all’infinito il dibattito se sia o meno necessario regolarizzarle. Sì! È importante e necessario regolarizzare amministrativamente le persone che vivono e lavorano nell’Unione Europea!

Non vogliamo distogliere lo sguardo! Non cesseremo di lottare per il diritto alla libertà di movimento e per i diritti delle persone migranti e rifugiate! Non smetteremo di denunciare le guerre, i genocidi, i migranticidi e gli spostamenti forzati di intere popolazioni!

Per questo percorriamo quest’estate le frontiere di questa Europa che vende armi e militarizza le sue frontiere, diciamo No alla deriva neofascista!, rivendichiamo la memoria democratica e la giustizia, l’accoglienza dignitosa e i diritti per tutte le persone, il diritto a migrare, il diritto a vivere, e il diritto alla pace.

Grazie a tutte le persone che ci accompagneranno in questa Carovana Internazionale lungo la rotta migratoria balcanica: durante il percorso o per alcune sue tappe, accogliendoci lungo il cammino o da casa seguendoci e incoraggiandoci con tutti gli strumenti disponibili.

NON NEL NOSTRO NOME!

NESSUN ESSERE UMANO È ILLEGALE!

FERMIAMO IL PATTO DI MIGRAZIONE E ASILO!

PER IL DIRITTO A MIGRARE!